ONE BILLION RISING 14 FEBBRAIO 2018: GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Le donne non si stancheranno mai di dire Basta! E ci sono tanti modi per dire Basta!

Con One Billion Rising – Un Miliardo di voci contro la violenza, dall’idea di Eve Ensler, attivista e drammaturga, il 14 febbraio di ogni anno in tutto il mondo le donne si mobilitano in flashmob e danzano un ballo che ogni volta ha caratteristiche diverse: i movimenti parlano e simbolicamente esprimono il dramma della violenza fino al momento della denuncia e della rinascita. Esprimono la gioia della solidarietà, e quella della liberazione di chi è vittima e riesce a parlarne e soprattutto poi a dire BASTA.

Per gli appuntamenti del 14 febbraio clicca qui:

https://video.d.repubblica.it/lifestyle/one-billion-rising-le-piazze-tornano-a-ballare-contro-la-violenza-sulle-donne/6835/6952

 

Qui invece il mio intervento BUSSOLE INTERIORI DI GIUSTIZIA al ONE BILLION RISING 2014 a La città dell’Altra Economia, Roma.

 

Benessere Organizzativo, risorse umane e disumane

Di benessere organizzativo parlo nell’articolo scritto per il magazine Leadership & Management, p 


Il mondo delle organizzazioni è abitato da persone, chiamate risorse umane.

Ma, attenzione agli incontri pericolosi.

L’atmosfera attuale che molte risorse umane respirano risulta abbastanza inquinata da fattori “situazionali”, (sociali-economici-culturali), che oggi non aiutano in generale lo sviluppo di una buona “qualità dell’aria” e quindi della vita nelle organizzazioni d’impresa.

L’inquinamento deriva inoltre dalla carenza di quell’ossigeno vitale per la vita lavorativa rappresentato dalla comunicazione, che in molte aziende è più debole o scarsa rispetto a quanto ufficialmente o superficialmente appare (al di là dell’utilizzo dell’intranet o di forme smart di comunicazione interna), ma anche dall’incontro – sempre più frequente – con figure inquietanti e talvolta addirittura rischiose per la vita organizzativa: le risorse disumane!

Se fa parte del gioco delle relazioni interpersonali, e quindi anche professionali, interagire con persone con le quali c’è poco feeling per motivi caratteriali o lavorativi, è altrettanto vero che esistono delle persone che di umano hanno ben poco: appaiono dei soggetti robotici o malati perché magari privi di emozioni, altri sembrano essere nati per fare del male agli altri e, anzi, trarre gusto e soddisfazione dal malessere e dal disagio altrui, soprattutto se causato dal proprio comportamento; altri ancora appaiono dei vincenti super-performanti h24, tanto da sollecitare qualche dubbio sulla fonte naturale di energia psico-fisica che ostentano mostrandosi delle vere e proprie macchine viventi a scapito angosciante di chi lavora con loro!

Va considerato che il confine tra un comportamento organizzativo un po’ strano ma accettabile e un altro decisamente problematico o patologico può essere molto sottile; anche perché nella vita reale del lavoro vi sono numerose variabili che intervengono a determinare ciò che ciascuno manifesta di se stesso. Ad esempio, una persona tendenzialmente ossessiva darà importanza all’ordine e alla precisione, scegliendo un lavoro adatto a mettere in risalto tali qualità; sarà giudizioso ma lento nel portare a termine i compiti, attento alle regole ma rigido mentalmente. In confronto, una personalità (patologicamente) ossessiva mirerà a ottenere il controllo su tutto e tutti, irrigidirà le procedure e i meccanismi organizzativi, accentrerà la supervisione e di fronte alla necessità di prendere decisioni, rimanderà improduttivamente e procrastinerà la scelta con gravi danni al lavoro. Proprio il soggetto ossessivo costituisce un primo modello umano che può creare notevoli problemi di convivenza organizzativa (Castiello d’Antonio, d’Ambrosio Marri, 2017).

Si osserva poi che altre figure sono talmente assetate di potere e affascinate dalla propria arte manipolatoria da trasformarsi in autocompiaciuti criminali in giacca e cravatta, osannati da una corte di deboli comprimari o sudditi, insanamente dipendenti e ossequiosi del potere e del controllo agiti narcisisticamente dal criminale manipolatore, talvolta anche affabulatore.

C’è poi il tipo distruttivo quasi per definizione. Di solito il suo atteggiamento è mirato a minare l’autostima, la motivazione, l’energia vitale di chi lavora con lui, a spargere sfiducia e disorientamento, a squalificare e denigrare gli altri; minaccia o si mimetizza diffondendo odio e rancori, perché questo soggetto esiste solo attraverso il ritagliarsi tale ruolo, e perché se fosse riconosciuto per le incapacità professionali che lo caratterizzano sarebbe finito, e con lui anche il suo gioco perverso.

Queste tipologie di risorse disumane non esauriscono le possibilità con cui si manifesta la distruttività nelle organizzazioni di lavoro, ma costituiscono un campione significativo di quelle forme di psicopatologia del management e di figure che occupano ruoli di responsabilità (Castiello d’Antonio, 2013).

Il benessere in azienda riguarda vari aspetti della vita delle persone: dalla sicurezza sul lavoro alle varie declinazioni del welfare organizzativo, dalle politiche di work-life balance all’ergonomia degli ambienti fisici e alla cura dell’estetica di tali ambienti, e altro ancora, fino alle politiche di gestione e organizzazione del lavoro e delle persone centrate sulla valorizzazione delle differenze, attraverso approcci di Diversity & Inclusion Management, che fanno della differenza un fattore chiave di successo aziendale e di benessere organizzativo. Sono fondamentali in tale prospettiva quegli interventi orientati all’Empowerment, cioè approcci all’organizzazione partecipata e al coinvolgimento in ottica progettuale per lo sviluppo individuale nell’organizzazione. Molte sono le imprese e i gruppi aziendali che si muovono in tale direzione, sia multinazionali, sia italiani, come Luxottica, Coop Adriatica, Gruppo Telecom, Gruppo Eni, Gruppo Enel – e altre di dimensioni minori ma non meno innovative come, ad esempio, Loccioni ed Elica.

[…] CONTINUA A LEGGERE l’articolo completo uscito su Leadership & Management Magazine del 2 febbraio 2018.

 


 

Giornata della Memoria

Per non dimenticare la Storia, perché non si ripeta quello che sembrava impensabile, per affermare che la Differenza è valore!

Come valorizzare le differenze in azienda?

Per approfondire clicca consulta l’articolo dedicato al diversity management

 

Attualità di Virginia Woolf

Oggi è l’anniversario della nascita di Virginia Woolf, battagliera scrittrice di varie opere, tra cui “Una stanza tutta per sé”, e donna simbolo del primo Novecento per l’affermazione dell’autonomia delle donne e della parità tra donne e uomini nella società.
Grazie, Virginia! Tutte le donne ti sono grate per il tuo coraggio, la tua sensibilità, le tue intuizioni, i tuoi scritti.

Se vuoi capire meglio le tue possibilità e come superare una tua difficoltà o disagio in questo periodo della tua vita di lavoro o più in generale, potresti utilizzare il metodo del counseling con me, o potenziare la tua autorevolezza e capacità di leadership attraverso una formazione breve, anche individuale o in azienda, e soprattutto mirata alla tue esigenze e priorità.

Per saperne di più sul coaching e counseling CLICCA QUI 

Consulta anche la pagina dedicata alla Leadership al femminile

Come sarà il 2018?

Felicità, buoni propositi e strumenti personali.

Pare ci siano buone notizie: altro che ricchezza, diventa sempre più importante il benessere!
NEWS da Il Corriere della Sera: “L’anno della felicità, Dal lavoro alla famiglia. Nel 2018, dice l’Economist il benessere e la gioia saranno indicatori importanti come quelli economici”

Per un Paese come per un’azienda, misurare il benessere non è facile ma nemmeno impossibile, perché gli indicatori ci sono e vale la pena conoscerli. La felicità è prevista come diritto nella Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, mentre molti abitanti del nostro Pianeta non sanno purtroppo nemmeno cosa sia!
Per le aziende che entrano tra loro in competizione anche sul fattore di benessere interno c’è GREAT PLACE TO WORK, classifica internazionale e nazionale con tanto di onori e premiazione.

All’inizio dell’anno molte persone esprimono buoni propositi di cambiamento: dalla dieta, alla palestra, dal lavoro al/alla partner, da un aspetto di sé a nuove amicizie…Insomma gli intenti non mancano, ma perché i desideri diventino realtà bisogna individuare bene cosa si vuole e si è in grado di fare. Solo così le persone riescono a indirizzare meglio le proprie energie e comportamenti verso la realizzazione di ciò che vogliono migliorare di se stesse e del mondo circostante in cui agiscono. Allora cosa fare per ritrovare una soglia accettabile di serenità magari perduta per eventi della vita o per cambiare qualcosa nel privato o nel lavoro, ma non si riesce ad affrontare con se stessi e con gli altri la questione? Il counseling è uno strumento possibile, concreto: si tratta di capire cosa è, a cosa serve, e… iniziare a cambiare e a migliorare la propria vita!

Ora potrebbe essere per te il momento giusto per contattarmi per un primo colloquio gratuito

 

Volontariato? Una carta in più per trovare lavoro!

5 DICEMBRE 2017
GIORNATA INTERNAZIONALE DEL VOLONTARIATO

Il volontariato è certamente una esperienza significativa di vita perché, oltre all’aspetto etico,  permette di apprendere molto su se stessi e sugli altri, attraverso relazioni interpersonali con persone in difficoltà e con operatori che si danno da fare.

In particolare svolgere attività di volontariato permette di sviluppare competenze invisibili ma importanti nel mondo del lavoro: adattamento, ampiezza di visione, uscire dal proprio sé come autoriferimento esclusivo, lavorare con gli altri, affrontare imprevisti in situazioni spesso carenti delle risorse necessarie, sono tutte capacità importanti da affinare o da acquisire.  Esse aiutano la persona a maturare come spessore e rispetto al senso di realtà,  a imparare muoversi in contesti compositi e spesso contradittori.

Oggi le imprese piccole o grandi del XXI secolo hanno bisogno di persone che lavorano con attitudini al lavoro in gruppo e a risolvere rapidamente problemi con soluzioni mirate: il valore della condivisione del lavoro, delle informazioni in gruppo e quello della mediazione per soluzioni rapide ed efficaci sono fattori chiave per un’azienda di successo e assumere persone che già hanno sviluppato queste caratteristiche è un ottimo investimento.

Un altro dato: il volontariato aziendale è in crescita, tant’è che Edison, Eni, Enel, Leroy Merlin, TIM, solo per fare alcuni esempi, promuovono l’attività di volontariato dei propri dipendenti (alcune imprese incentivanoanche la possibilità di usare giorni lavorativi per quest’attività. E ciò porta ad un altro aspetto importante: quello della responsabilità sociale delle aziende. Su questo terreno  molte imprese si impegnano con progetti di solidarietà e impegno fattivo (costruzione di ospedali, finanziamenti di case-famiglia, ecc.) in Italia e all’estero. Ciò contribuisce al loro appeal  come brand sia nei confronti dei consumatori attenti, sia  nei confronti dei giovani che cercano di lavorare in aziende impegnate concretamente dal punto di vista etico.Insomma, il volontariato d’impresa crea e rappresenta valore aggiunto: aziende come ABB, Accenture, Holcim Italia, IBM, KPMG, L’Oreal, Sandvik, Terna, UBS, sono altri casi emblematici.

Volontariato all’estero o in Italia? Ogni ambiente ha la propria specificità , permette di imparare ad allargare la visione dei problemi e di allenarsi a trovare soluzioni sia a questioni semplici e sottovalutate di solito nella vita di tutti i giorni, sia a problemi più complessi ai quali non si è abituati nella propria normalità. Ogni attività di impegno nel sociale, di supporto a chi vive una situazione di disagio offre spunti per sentirsi utili e porre le proprie energie anche a servizio di chi è in difficoltà. Sta alla persona tradurre la propria esperienza in una significativa attività che fa capire cose importanti per la vita e quindi anche per quella di lavoro, attuale o futura.

In sintesi: inserire nel curriculum le esperienze di volontariato rappresenta un fattore di interesse e di ulteriore qualificazione agli occhi del selezionatore o valutatore del c.v. E durante il colloquio di lavoro raccontare la propria esperienza nel campo del volontariato e sintetizzarne apprendimenti e capacità sviluppate, scenari nuovi e imprevisti in cui ci si è dati da fare, permette alla persona di parlare di sé con esempi di realtà e concreti rispetto al proprio agire e al modo di affrontare le situazioni. Questo che dà sicuramente una carta in più! E ci guadagnano tutti.

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Meno lavori, più rendi

La produttività di chi lavora non si misura in ore passate davanti al computer o in riunione.

Le ricerche degli studiosi indicano un nuovo approccio che rivoluzionerebbe le priorità: organizzare gli impegni in base al tempo libero.
Secondo queste ricerche il multitasking, tanto richiesto, risulta addirittura essere dannoso poiché richiede un costo elevato di tempo, energie e attenzione.
Gli studi dimostrano che bisognerebbe concentrarsi senza distrazioni né interruzioni per 50 minuti, con 10 di pausa per fare ciò che si vuole: bere qualcosa, fare stretching, chiacchierare. Lavorare in questa maniera produce risultati reali.

In merito a queste argomentazioni puoi leggere l’estratto dell’intervista fatta a me e a Andrea Castiello D’Antonio, psicologo e psicoterapeuta, uscita sul numero di novembre 2017 di Ok Salute.

DALLE UNO SCHIAFFO!

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Gli uomini possono imparare anche dai bambini a dire basta!
Cosa succede se metti un bambino di fronte a una bambina e gli chiedi di darle uno schiaffo?
Ecco le reazioni dei più piccoli al tema della violenza contro le donne:

La nuova moda: lavorare di più, lavorare in pochi

Ecco le conseguenze drammatiche sulla occupazione in numeri e analisi di ciò che sta accadendo in Italia a seguito, secondo alcuni studiosi,  di questa tendenza 

Ma non sarebbe forse meglio lavorare meno, lavorare tutti?

C’è chi ci prova e con positivi risultati: è il caso della Svezia a Goteborg, dove lavorare 6 ore al giorno invece di 8 dal 2015 sta sviluppando ottimi risultati per la qualità della vita dei lavoratori e delle imprese coinvolte nell’esperimento di nuovo welfare

La modalità di nuova organizzazione dell’orario di lavoro, e quindi della vita delle persone, riprende un “vecchio” slogan degli anni Settanta: lavorare meno, lavorare tutti. Alla base anche delle famose 35 ore a settimana che in Germania risollevò le sorti della Volkswagen e dei suoi lavoratori a metà degli anni Novanta con un accordo sindacale che fece storia. 

I pareri degli esperti oggi però sono contrastanti. Anche in Italia c’è chi propone e applica il lavorare meno, lavorare tutti secondo il concetto di solidarietà espansiva (vedi link).

E c’è chi è contrario per il rischio di maggiori svantaggi, rispetto ai vantaggi ipotetici (vedi link).

Il dibattito è aperto, ma attenzione: forse cambiare schema e orari di lavoro farebbe bene a tutti. Perché non provare a invertire la rotta, se gli approcci tradizionali finora in Italia producono numeri di disoccupazione drammatici?

Se nel frattempo sei in una situazione di lavoro difficile e vuoi capire meglio cosa ti succede e le tue possibilità di azione, potrebbe esserti utile un colloquio di coaching o counselling.
Ecco come fare e perché: 
http://www.lucianadambrosiomarri.it/coaching-e-consueling/