ESSERE GENITORI: BELLO SÌ, MA COMPLICATO.

equilibrio tra tempo lavoro, tempo privato e genitorialità

Si sta diffondendo una nuova «cultura della genitorialità» che mette in evidenza nuove aspettative e prospettive, responsabilità e nuovi vissuti: mamme con ambivalenze e sensi di colpa tra figli e lavoro, papà sollecitati a coinvolgimenti emotivi e condivisioni di ruoli che vivono con piacere emotivo o con difficoltà e /o resistenza.

Il tema della cura, relazionale e affettiva, non è certo banale anche perché le attrezzature personali sono legate a culture, schemi, modelli sociali e culturali, storie di vita soggettive: tutti fattori che impattano su vissuti e direzioni di comportamento e che influenzano scelte e dinamiche come persone, genitori e figli.

A ciò si aggiunge un oggi del mondo del lavoro dove il work life balance è un equilibrio difficile: il confine tra tempo lavoro e tempo privato, quando c’è, è molto sottile e faticoso da vivere, il welfare nel nostro Paese è molto indietro anche per le politiche al riguardo.

Contemporaneamente si riflette anche nelle istituzioni e tra studiosi su cosa sia la famiglia, la «buona» maternità e paternità, come fa anche Saraceno a proposito di Famiglie in Parole del XXI secolo (Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani), e molte aziende adottano buone politiche a sostegno della genitorialità.

Però, talvolta il senso di inadeguatezza prevale, prende lo sconforto e si rischia come genitori di optare per scelte che – pur fatte in buona fede – hanno conseguenze rischiose per il benessere dei figli, della coppia genitoriale o per sé come persona.

Come aumentare allora consapevolezza e capacità di lettura delle proprie risorse e desideri per fronteggiare le difficoltà e muoversi al meglio di come si è, senza rincorrere modelli utopici di perfezionismo a 360 gradi, soprattutto se come donna ti senti in forte sovraccarico?

Per ridefinire un tuo migliore equilibrio tra tempo lavoro, tempo privato e genitorialità posso darti concretamente una mano. Contattami qui per un primo colloquio conoscitivo.

BENESSERE E STRESS NEL MONDO DEL LAVORO

Benessere lavorativo

Lavorare meno, lavorare tutti” era un vecchio slogan degli anni 70, quando in Europa in molte fabbriche si manifestava per lavorare 35 ore alla settimana e la Volkswagen in Germania fu una delle prime aziende a fare un accordo di riorganizzazione del lavoro, anche sulla base di una riduzione dell’orario di lavoro che fece la storia.

Siamo nel XXI secolo, ora si può lavorare meno e soprattutto lavorare meglio. E sono molte le organizzazioni che guardano oltre all’orario, ragionano più su obiettivi e guardano cioè ad altri fattori che contribuiscono alla motivazione, alla qualità del lavoro, alla qualità della vita delle persone che vivono la propria vita nelle imprese e fuori dalle imprese, e che cercano una soddisfazione più a tutto tondo, non solo sulla base dell’aspetto economico (come da tempo la psicologia sociale e la sociologia del lavoro segnalano, purtroppo poco ascoltate).

Oggi, sia pre che post pandemia, a distanza o in presenza, vanno comunque ripensati sul lavoro gli ambienti fisici, le modalità di relazione interpersonale, le nuove forme di stress che pervadono persone e dinamiche di vita organizzativa, modelli sani di leadership che vanno incentivati e modelli patologici di leadership che vanno arginati, pena il rinforzo di climi tossici di lavoro e inquinanti la vita e la salute anche psicologica ed emotiva delle persone.

Le questioni del benessere lavorativo riguardano un delicato equilibrio, sono più che attuali, vanno coraggiosamente e concretamente affrontate da chi ha responsabilità di gestione HR, a tutti i livelli, e sul tema è importante favorire la consapevolezza delle persone, perché abbiano strumenti e risorse anche individuali a salvaguardia responsabile della vita propria e altrui.

Per approfondire e sapere cosa si può fare,  leggi la sezione del mio sito dedicata al benessere organizzativo e al coaching e counseling.

ATTENZIONE ALLE TRUFFE NELLA RICERCA DEL LAVORO!

come trovare lavoro

Come riconoscere gli annunci fake di lavoro? Di cosa diffidare? Quale atteggiamento aiuta e cosa è sconsigliato? Quali i pericoli in più per le donne?

Su QUANDO L’ANNUNCIO E’ FAKE sono stata intervistata da Alberta Mascherpa sulla rivista SILHOUETTE di novembre che trovi ora in edicola.

Buona lettura e occhio alle truffe nella ricerca del lavoro!

E se hai bisogno di qualche bussola per orientarti meglio nella ricerca di un lavoro, qui puoi trovare alcune considerazioni e consigli utili su come trovare lavoro.

Oltre Matilda, verso il digitale: leadership e soft skill

Intervento di Luciana d'Ambrosio Marri al Festival Informatici Senza Frontiere 2021

È stato questo il titolo del mio intervento di sabato 23 ottobre al Festival Informatici Senza Frontiere 2021 “D come Digitale”.

Un festival che ruota attorno alle riflessioni sull’impatto che l’innovazione ha sulla società e sul suo sviluppo: dal rapporto tra l’essere umano e le intelligenze artificiali alle potenzialità del digitale senza frontiere, a supporto di chi è in condizioni di disagio e emarginazione.

Il mio contributo ha riguardato ciò che blocca e ciò che favorisce la valorizzazione delle competenze delle donne in un ambito scientifico e strategico per lo sviluppo economico e sociale. E qualche “consiglio” per evitare o uscire dalle trappole di percorso…Si tratta di punti di PIL, di democrazia, di vantaggio collettivo per la società.

Molte, infatti, sono le donne che hanno cambiato il mondo della tecnologia, molte le scienziate che hanno segnato la storia, molte di più sono le donne che hanno fatto entrambe le cose ma di cui nulla si sa.

Qualcosa sta cambiando ma le donne nelle STEM – Science, Technology, Engineering e Mathematics – sono ancora troppo poche.  Anche nel mondo digitale c’è bisogno di un nuovo modo di concepire il rapporto tra donne, informatica e scienza, storicamente debole.

Nella società sono ancora molti e forti i pregiudizi che ostacolano le scienziate nei percorsi di carriera, e alcuni pregiudizi si nascondono purtroppo pure nel cuore delle donne, trasformandosi in prigioni interiori da cui può essere difficile uscire.

L’effetto Matilda ha segnato molta storia e può apparire oggi più sfumato. Ora però le donne possono superarlo definitivamente sviluppando competenze hard e soft più mirate ed efficaci per potenziare la propria leadership a vantaggio della società, dell’innovazione. Soprattutto dopo la pandemia, che ha messo al centro valore e necessità di soft skill per affrontare cambiamenti e nuove priorità.

In che modo?  Anche dopo il Festival possiamo parlarne: puoi contattarmi qui per un primo appuntamento conoscitivo (anche online) per fare il punto della situazione delle tue competenze soft ed intraprendere insieme un percorso di empowerment e di autosviluppo.

Puoi vedere e ascoltare il mio intervento e Q&A cliccando qui.

“Father, May I?” – MIA MARKET 13-17 ottobre Roma

Mia Market Roma 2021, intervento di Luciana d'Ambrosio Marri

Venerdì 15 ottobre interverrò come ospite in occasione del MIA – Mercato Internazionale Audiovisivo, durante l’evento dal titolo “Father, May I?” realizzato da WIFTMI – Women in Film, Television and Media Italia, in collaborazione con Visionaire.

“Father, May I?” nasce dalla riflessione su come il retaggio di un sistema patriarcale influenzi creatività e carriera nell’industria audiovisiva, e non solo.

Basti pensare a quanti “padri” incontriamo nel corso delle nostre vite, personali e professionali, e al modo in cui queste relazioni influenzano scelte e carriere.

“Father, May I?” sarà una conversazione non convenzionale condotta da Domizia De Rosa, presidente di WIFTMI, e altre protagoniste, sulla vita, il lavoro e le gabbie del patriarcato che siamo riuscite ad aprire, e quelle che ancora stiamo forzando.

Per seguire il mio intervento online domani 15 ottobre ore 14:00 clicca qui.

Per informazioni e approfondimenti, visita la pagina dedicata al progetto MIA.

‘Ancora servono gli uffici?’ C’è chi ripensa il lavoro.

lavoro ibrido

Ancora servono gli uffici? Si chiede anche Nikodem Szumilo, professore associato di economia e finanza, University College London, nel focus di settembre dell’Harvard Business Review.

Se ne discute in tanti ambienti, si fanno ricerche sul tema, soprattutto dopo la pandemia, su effetti, paure del contagio, lavoro a distanza, ri-scoperta di una diversa gestione del tempo e del valore del privato. Nelle indagini sono coinvolte associazioni, imprese, manager, le persone che lavorano a tutti i livelli.

Pare che le forme ibride del lavoro abbiano la meglio perché uniscono esigenze e motivazioni differenti in contesti organizzativi diversi.  Si troverà anche in Italia il coraggio di diversificare soluzioni per varie esigenze di organizzazione del lavoro, benessere delle persone e delle imprese alla ricerca di una migliore qualità della vita? Diamoci da fare!

Per approfondimenti clicca qui.

Né cicale né formiche. Esseri umani anche in smart working.

smart working

Si riprende! E il lavorare anche da remoto ricomincia ad essere per alcuni un’opportunità di migliore qualità della vita, per molti altri una sorta di incubo perché o non ne percepiscono i vantaggi per il tipo di vita privata da condurre tra famiglia, dad e altro, o l’azienda da cui dipendono è incapace di riorganizzarsi mettendo a valore l’esperienza che – rivisitata al di là della pandemia – potrebbe migliorare produttività, motivazione, clima e benessere individuale, collettivo e organizzativo.

La cultura del controllo ad alito sul collo è dura a morire, come dimostra il ministro Brunetta (vedi in questa intervista al Ilsole24Ore ) che ignora o non capisce dati, contesti, ricerche che in tutto il mondo dimostrano il contrario delle sue affermazioni (per approfondimenti leggi qui).

Per fortuna si diffonde l’intelligenza gestionale di molte aziende che si stanno attrezzando per coniugare lavoro da remoto e lavoro in presenza in modo mirato e flessibile, sia rispetto al tipo di attività sia rispetto alla volontà delle persone che in esse lavorano. Si tratta di sostenere modalità e filosofie di lavoro che nel XXI secolo siano coerenti con la complessità del mondo che viviamo e che, tra luci e ombre, possano valorizzare nuovi equilibri e necessità. Perché anche in smart working chi lavora è un essere umano, né cicala, né formica.

Un baobab anche per gli uffici!

spazio lavorativo

Può servire un baobab per fare una riunione? Sì, secondo i creativi dell’azienda italiana Estel, tra le protagoniste del settore al Salone Internazionale del Mobile di Milano 2021.

Lavoro condiviso, smart e home working, valore del team e della partecipazione. Concetti che nel XXI SECOLO del lavoro molte aziende, interior design, architetti mettono al centro della loro creatività.

RIPENSARE LO SPAZIO IN EPOCA DI PASSAGGIO DAL LOCAL AL GLOCAL, DALLA CARTA AL DIGITALE, DALL’IO AL NOI, DAL RIGIDO AL FLUIDO.

 

spazio lavorativo

Ciò, va detto, non coinvolge tutti (basta pensare ai dipendenti della WHIRPOOL o di altre imprese che  vengono licenziati via whatsapp o via e mail alla faccia dei processi negoziali), ma guardando e osando guardare oltre ecco che tempo e spazio vedono diventare protagonisti trasparenze, tavoli e scrivanie che si trasformano, sedie, divani e poltrone innovative, soluzioni per habitat lavorativi dove l’innovazione è praticata e respirata, insieme all’aria buona della semplicità e dello scambio tra persone.

Ricerche anche italiane dimostrano che anche la forma e l’utilizzo dello spazio sono fattori importanti di motivazione, come raccontato con testimoni aziendali e dati nel webinar di WOLIBA che ho coordinato sul tema.

Insomma, lavorare meglio è meglio per persone e organizzazioni, e dopo la pandemia va ripensato tutto, anche il contesto lavorativo.

LA LEADERSHIP DOBBIAMO PRENDERLA NON CHIEDERLA!

leadership femminile

Il sofagate con foto di Ursula von der Leyen lasciata in piedi da Erdogan e, non dimentichiamolo, anche da Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo che si è ben guardato dal rimanere in piedi anche lui (per il video completo clicca qui) ha fatto il giro del mondo e sull’onda anche di questo ennesimo scandalo indicativo della cultura maschilista, imperante purtroppo anche negli ambienti politici italiani, è evidente ancora una volta l’esigenza di cambiare radicalmente cultura e comportamenti intrisi di machismo e maschilismo, in politica e ovunque nella nostra società.

Il lavoro è lungo, ma anche i nostri comportamenti come donne possono fare la differenza, non solo ripetendo “la nostra voce vale e le nostre competenze contano”, ma adottando noi per prime comportamenti che cambiano le regole del gioco già nella messa in pratica in sé del comportamento stesso, e modificando così il significato della relazione e del ruolo secondario che l’altro vorrebbe imporci.

Cosa sarebbe successo se Ursula avesse preso una sedia e si fosse posizionata accanto ai due maschietti? La cosa li avrebbe certamente spiazzati, se non addirittura costretti alle scuse in tempo reale, e comunque Erdogan sarebbe stato scioccato perché colpito da un gesto inaspettato che, appunto, rompeva lo schema di gioco da lui imposto!

Allora, al di là del sofagate, prendiamoci il nostro spazio: come donne abbiamo un ruolo chiave per la ripartenza positiva del Paese e la gestione dei progetti del PNRR e, senza arroganza ma con ferma consapevolezza, usiamo e costruiamo le occasioni per assumere la leadership anche nel mondo del lavoro!

Quali strumenti hai? Le tue risorse, competenze e capacità magari ben indirizzate con pochi colloqui di coaching! Come? Contattami e ne parliamo subito