Ah, l’amore, questo folle sentimento che…

Nel 1969 la Formula3 con semplicità delle parole e puntatina di rock creava la magia di questa canzone che faceva impazzire ragazze e ragazzi!

Formula3 - Questo folle sentimento
Formula3

Sono passati cinquant’anni, sempre attuali però restano l’amore sacro e l’amor profano di De André, il sopraggiunto amore ai tempi del globale (che dà anche titolo al libro di cui ho scritto una recensione nel 2009) che mostra le più svariate declinazioni di dinamiche e gestione dei rapporti d’amore, e addirittura attuali sono alcune storie delle Donne all’Opera con Verdi, storie dove sono protagonisti sentimenti d’amore, sì, ma anche di amore malato che amore non è.

Viviamo in una società dove sembra che tutto possa durare per sempre: la bellezza, la gioventù, la salute, la passione. Ciò può portare da una parte a cercare un partner che sia completo rispetto a ciò che ognuno cerca, non trovandolo mai, dall’altra ad accettare la relatività di ciascuno, a cominciare da se stessi. Forse è meglio mettere in conto che essere completi o completati dall’altro non è raggiungibile, cercare un partner su questo in sintonia o vivere con il partner una vita basata sul senso sereno di realtà che nulla toglie a belle sensazioni e sentimenti, talvolta fugaci, talvolta più duraturi.

Amore sui Social

Questa consapevolezza aiuta a vivere meglio, chissà se più a lungo, comunque meno frequentemente insoddisfatti. È il concetto in assoluto del tutto per sempre che va messo in discussione. E, a proposito di social, mi chiedo: Ulisse e Penelope, Dante e Beatrice, Paolo e Francesca, Giulietta e Romeo, Giacomo e Silvia, Benito e Claretta, Nilde e Palmiro (non si può dimenticare la par condicio anche su questo tema!), Minnie e Topolino, Diabolik ed Eva Kant, Rick e Ilsa, John e Yoko, Harry e Sally, sarebbero state coppie così affascinanti, mitiche e di lunga memoria se avessero vissuto l’amore ai tempi dei social & global?

Secondo me, di fronte a loro, l’ostentazione a tutti i costi delle coppie protagoniste di gossip dei giorni nostri le rende sì visibili, ma anche effimere! Con tutto il rispetto per i loro sentimenti.

Buon San Valentino, chiunque voi amiate!

Panchine Rosse per le donne vittime di violenza

P.S. Ricordate e diffondete le panchine rosse in ogni città per ogni donna che è stata uccisa dalla violenza di un uomo in nome di un falso amore.

 

#PanchineRosse

Altro che ritocchino per sembrare più giovani: il cervello delle donne non ne ha bisogno

Il cervello delle donne è più giovane di tre anni di quello maschile. Per questo le donne invecchiano più lentamente e sono meno colpite da malattie neurovegetative rispetto agli uomini. Questo emerge dalla ricerca dell’Università di Washington a St. Louis e pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze americana (Pnas). E’ una questione di differente metabolismo del cervello: quello degli uomini diventa adulto tre anni dopo quello delle donne secondo il prof. Manu Goyal, coordinatore dell’indagine, che proseguirà con il suo team la ricerca per approfondirne le implicazioni nella vecchiaia.

Mentre gli studi avanzano, ogni giorno facciamo i conti con altre differenze, quelle legate a pregiudizi di tutti i tipi, a cominciare da quelli tra generi. In molte aziende si lavora per gestire e valorizzare anche queste differenze che portano valore aggiunto ai team, alle prestazioni di ogni persona, alla motivazione e alla soddisfazione di chi lavora e ai risultati dell’impresa. E’ il percorso e la pratica di diversity & inclusion management, di cui mi occupo da tempo.

Per approfondire di che si tratta e cosa si può fare per trasformare le differenze in vantaggio per le persone e per l’azienda clicca qui

https://www.lucianadambrosiomarri.it/diversity-management/

E TU CHE FAI: RIMANDI O SCEGLI COMUNQUE E SUBITO?

Secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista The Psychology, Journal of the Higher School of Economics i top manager non rimandano le cose da fare, si concentrano sulle cose positive e vanno avanti con determinazione guardando al futuro. Invece i quadri intermedi sono più fatalisti, si concentrano sul presente e tendono a rimandare di più. Anche chi non è tra queste due figure di vertice apicale o intermedio, ha un suo stile di rapporto col tempo e col dilemma dello scegliere tra cose importanti e cose urgenti. Spesso ci si stressa perché non si riesce a operare una scelta delle priorità e si ha la sensazione di essere in vicolo cieco che obbliga a una scelta anche se non se ne è convinti. Che fare?

Per meglio gestire il proprio tempo, definire priorità professionali e stare con i piedi per terra ma guardare anche al proprio sviluppo professionale e di ricerca di motivazione e soddisfazione, puoi usare i colloqui di counseling alla persona di supporto per muoverti meglio nella tua realtà lavorativa, per analizzare con più chiarezza e metodo le tue priorità, per maggiore solidità e consapevolezza delle scelte che ritieni opportune fare. Per approfondire come leggi qui  e contattami per un primo colloquio gratuito al 347.8551024.

#BlueMonday, oggi è il giorno più triste dell’anno!

Giornate comunque corte, terminate le festività natalizie, sensi di colpa per aver speso troppo o perché i buoni propositi di inizio anno non decollano come vorremmo… Anche dalle ricerche di studiosi come Cliff Arnall, psicologo inglese, emerge che l’assenteismo sul lavoro in questo giorno dell’anno aumenta! Come sostiene Han “la depressione è la malattia di una società che soffre dell’eccesso di positività” (2012). Allora cosa succede in Italia? Come recuperare allora una autentica energia e un buon equilibrio a livello personale, sociale e professionale in un’epoca di veloci cambiamenti e sempre più ampie necessità vere o indotte?
Ecco una mia riflessione sull’argomento nell’articolo Paura, rancore, rassegnazione e coraggio nell’affrontare la complessità

 

Smentiti i pregiudizi di genere: le donne scienziate sono anche belle!

Non è una novità, ma Gerard Bruneau è il fotografo che mostra i volti della ricerca al femminile attraverso i valori dell’estetica, del gioco e della ironia! La mostra “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte”, è un progetto artistico contro gli stereotipi di genere, ideato e curato da Fondazione Bracco, inaugurato ieri al Centro Diagnostico Italiano in via Saint Bon a Milano.

100 donne contro gli stereotipi per la scienza

Tra le scienziate protagoniste della mostra c’è Paola Velardi, professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Informatica dell’Università La Sapienza di Roma, docente di Machine Learning, Web and Social Information Extraction, Business Intelligence. Paola è anche una delle figure di spicco del libro YES_WE STEM, (SGI, 2016), che ho curato come coordinatrice editoriale e in cui ho scritto un capitolo su Donne, Leadership e il Tabù della Scienza. Per info sull’ebook e scaricarlo gratuitamente clikka qui https://www.lucianadambrosiomarri.it/autrice-di/i-miei-libri/

Il lavoro occasionale, oggi a tempo di app, diventa gig economy!

Il nuovo ritmo di uno degli andamenti del mondo del lavoro prende a prestito il nome dal jazz.

Infatti, negli anni Venti (e a seguire), gig era la chiamata per una serata, un’esibizione, un ingaggio, nei fumosi locali di New Orleans o Chicago. Diviene così poi sinonimo di lavoretto e oggi, dopo le crisi del 2008 e soprattutto quella del 2011, il lavoro a chiamata in variante gig diventa il fenomeno della gig economy e si diffonde sempre più! (E per non fare brutte figure ricordiamoci che la pronuncia è con la g dura.)

Esperti e osservatori si dividono tra convinti assertori ottimisti del nuovo mondo del lavoro in versione gig a suon di app che aiuta logiche smart e free del lavoro e di vita, e altri meno ottimisti, più perplessi se non addirittura contrari a logiche che mettono a sistema precarietà totale, instabilità, insomma il delirio di una già difficile italiana flessibilità del lavoro.

Nel mio articolo pubblicato sulla rivista LEADERSHIP & MANAGEMENT a novembre 2018, leggi su questo fenomeno vantaggi, rischi e paradossi da più punti di vista.

Qui l’articolo in pdf

Qui l’articolo sulla rivista Leadership&Management

25 Novembre – Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne

Ormai sembra che essere donna sia ancora un rischio anche in Italia. Quindi: mai smettere di guardare in faccia la realtà!

In Italia, le cronache, l’ISTAT, i numeri ufficiali del Ministero dell’Interno mostrano che purtroppo la violenza sulle donne è ancora molto diffusa – vedi pag. 16 del dossier.

E si conferma che le violenze avvengono in particolare nell’area della famiglia e dei rapporti di relazione. Fatto questo sempre inquietante, poiché proprio in quelle sfere la sicurezza dovrebbe essere maggiore! In pratica, nella maggior parte dei casi, mariti, compagni, parenti ed ex partner sono gli omicidi autori delle violenze sulle donne.

Va, comunque, considerato un fatto che può sembrare un paradosso: se la violenza contro le donne è sì diffusa ma come dato complessivo sta diminuendo grazie alla maggiore consapevolezza delle donne che ora più di prima riconoscono questa violenza come reato e sono quindi più portate a denunciarlo, dall’altra il rischio del femminicidio aumenta, perché la maggiore consapevolezza delle donne scatena maggiore rabbia in quegli uomini che vedono la donna come proprietà, come (s)oggetto che non è libero di scegliere e di avere una propria volontà e autonomia.

Non si può poi dimenticare che, con i numeri ISTAT nello scenario ci sono le donne silenziose che subiscono senza denunciare, che restano anonime per paura o perché non hanno fiducia sulla possibilità di essere ascoltate, credute, protette.

Secondo il Rapporto Eige (European Institute for gender Equality) presentato a Roma l’8 ottobre 2018, la violenza contro le donne in Italia costa 26 miliardi di euro. Questa spesa è composta dagli effetti della perdita di produzione economica, dal maggior utilizzo di servizi e dai costi personali. E nei Paesi UE il costo arriva a quasi 226 miliardi di euro.

Nel nostro Paese è stata istituita al Senato (ottobre 2018) una commissione d’inchiesta per indagare le cause del femminicidio (termine usato per la prima volta da Diana Russell) e la legislazione attuale su tale fenomeno.

Su questo le associazioni delle donne, e tutti i soggetti protagonisti della lotta contro la violenza sulle donne e al femminicidio, della prevenzione e della gestione dei casi quando già avvenuto – come i centri antiviolenza e le case famiglia – dovrebbero essere ascoltate, così come le loro proposte, data l’esperienza (purtroppo) in materia. Sappiamo che le leggi in Italia su questo fronte ci sono, ma vanno applicate, vanno diffuse l’informazione e la formazione a partire dalla scuola e dal contesto genitoriale. Ciò è fondamentale per diminuire le violenze di tutti i tipi, anche psicologiche, come la diffusione dello stalking anche tra gli adolescenti, e la violenza sul posto di lavoro come il ricatto sessuale, fenomeno diffuso, sommerso e spesso impunito.

Per lottare contro la violenza contro le donne e contro il femminicidio serve la voce delle donne e ma anche quella degli uomini. Uomini che non odiano le donne, uomini che non si riconoscono nei modelli e nei comportamenti di chi continua a vedere la donna come proprietà, con tutti gli annessi e connessi che ne derivano in termini di idee, slogan, linguaggi, atteggiamenti e… di proposte di legge retrive che vogliono negare il rispetto delle donne e del loro diritto a scegliere sul proprio corpo e sulla propria vita.

Per fermare la violenza contro le donne serve anche educare gli uomini e serve sconfiggere l’indifferenza, quella con la quale purtroppo molti e molte ascoltano o leggono la notizia dell’ennesimo femminicidio… Si comincia, dunque, dall’atteggiamento dei genitori, dalla scuola, dai media e non si finisce mai!

Il 25 novembre usiamo l’arancione!

 

 

 

Giornata Internazionale della Gentilezza

Oggi è la giornata internazionale della Gentilezza. Può esistere una Leadership Gentile?

La leadership può essere anche gentile e rimanere efficace, anzi produrre anche efficienza coniugando autorità ed empatia? Alcuni leader italiani e internazionali protagonisti dell’attuale scena politica teorizzano e praticano la logica del duro e puro, insomma una versione machista di uso del potere e della rappresentazione del proprio agire che trova elettori e adepti consenzienti quando non deliranti: va certo riconosciuto che quest’approccio dà i suoi frutti in certe situazioni sociali per chi ha volontà di consenso facile e d’effetto sul breve periodo, diffonde paura, atteggiandosi a punto di riferimento sicuro e impavido, che non ascolta, non cerca consigli, anzi se li riceve li azzera.
Più in generale, da molti la gentilezza non è vista di buon occhio, è percepita molto vicina all’insicurezza, alla debolezza d’idee e verso l’interlocutore. Come se gentilezza fosse sinonimo di arrendevolezza tout court.
Ma…udite, udite: molte ricerche socio-organizzative, altre inerenti alla neuro scienza e altre ancora provenienti dalle scienze sociali, dimostrano che, nella conduzione d’imprese e di organizzazioni del lavoro, le aziende davvero vincenti sono condotte da leader gentili, che con questo stile nulla tolgono a fermezza e determinazione verso la realizzazione dei propri intenti imprenditoriali e/o gestionali, anzi! 

La gentilezza dei leader aiuta il legame positivo con le persone e la gestione delle relazioni. Non si tratta quindi di carisma, quello di weberiana memoria, quello che in tv o nelle piazze il leader enfatizza attraverso uno stile di comunicazione particolarmente brillante che facilita identificazione e aspettative miracolistiche in chi lo ascolta.

La leadership gentile è il contrario della manipolazione o della recita, è autenticità di rapporto con gli altri, collaboratori, ai vertici o di pari livello, è la capacità d’impegno in rapporti reciproci significativi, è creazione di fiducia vicendevole, è provare ed esprimere gratitudine, è il valore dell’umiltà con cui il leader dimostra che sa imparare e che non si monta la testa, rimanendo con i piedi per terra; quindi è capacità di realismo, senza dichiarazioni di autoglorificazione egocentrica, è responsabilità unita alla competenza (parola rara di questi tempi in Italia, dove spesso suscita diffidenza o sospetto anziché fiducia, affidabilità e riconoscimento). 

In sintesi, è capacità di equilibrio, che anche attraverso la compassione (!) porta a vantaggi tangibili e intangibili per le organizzazioni e per il business. La pensano così in molti sulla base di studi e ricerche, oltre che sulla base di esperienze d’impresa, tra cui autorevoli figure e studiosi alla Columbia University Business School come Glenn Hubbard preside e professore di economia e finanza, William Baker, anche presidente di Educational Broadcasting Corporation, Michael O’Malley anche curatore di testi di economia e legge ed executive editor di Yale University Press. La pensano così anche molte persone semplicemente competenti, dotate di buon senso, convinte, umili, responsabili e gentili! E che, tra l’altro, spesso dirigono aziende, uffici, persone, dipartimenti, progetti di elevata responsabilità.

Non sarà che la gentilezza, in fondo in fondo, può fare paura a chi la snobba o la mortifica? 

Sei  una persona gentile e vuoi valorizzare la tua autorevolezza anche attraverso questa tua caratteristica  enfatizzandone la forza e l’efficacia, invece di sentirti in difficoltà nelle situazioni conflittuali? Prenota un primo colloquio gratuito conoscitivo con me, possiamo trovare insieme la strada per questo potenziamento con un eventuale percorso di counseling alla persona.   

Scrivimi una mail qui: lucianadambrosiomarri@gmail.com

La Forza del Destino, la Forza delle Donne

Pietroburgo, Teatro Imperiale, 10 novembre 1862: Va in scena la prima assoluta de La Forza del destino, melodramma di Giuseppe Verdi. Il destino è protagonista del titolo e della vita di Leonora, eroina dell’opera.

Leonora sceglie il convento per amore ma trova la morte per mano del fratello come vendetta per difendere l’onore della famiglia e quindi di se stesso. Sono passati secoli da quella notte a Siviglia, in cui si svolge la vicenda, ma quante donne ancora muoiono, guardando anche solo l’Italia, per questo motivo?

Il femminicidio viene dai media descritto quasi sempre come un gesto folle, compiuto da un folle omicida, ma i numeri sono impressionanti: nei primi 6 mesi del 2018, sono state uccise già 44 donne, il 30% in più rispetto lo stesso periodo del 2017 (bilancio fornito dall’associazione Sos Stalking).

Questo fenomeno trova le sue ragioni non nella follia del singolo soggetto ma in una cultura arcaica che vede, purtroppo tutt’oggi, proporre la visione della donna secondo logiche di proprietà: oggetto personale, di “visibilità” grazie al puro apparire. Tale visione relega questi omicidi (e altro, a questi associabile) a fenomeni isolati, non ponendo la questione come un problema della società, che riguarda la dignità delle donne e degli uomini – quelli che non si riconoscono nella logica del branco o del sultano -. Fino a che le cose non cambieranno, assisteremo a tanti folli omicidi che avrebbero potuto essere probabilmente evitati se si fosse dato ascolto alle donne, tutte, e non solo a quelle che poi sono state vittime uccise. Perché non è loro destino!

In questa opera Leonora si sente costretta a travestirsi da uomo per maggiore sicurezza in un momento di fuga e a indossare, secondo il libretto dell’opera, un pastrano a larghe maniche, largo cappello e stivali.

Questo sotterfugio è stato spesso adottato dalle donne, in varie occasioni per sfuggire ai pericoli derivanti dal riconoscimento della loro vera identità di genere, sia in guerra sia in situazioni dove l’essere donna rappresenta un ostacolo al divenire dei desideri da perseguire. “Il ragazzo senza barba” era, per esempio, un famoso medico militare dell’Ottocento, il Dott. James Barry, identità dietro la quale una donna si è celata tutta la vita.

Oggi, diventa anche un gioco, come per Lady Gaga che ha assunto panni maschili sulla copertina del suo “You and I” per lanciare questo singolo nel 2011. Per alcune, invece, un gioco non è: in alcune realtà dove, purtroppo, il dettato culturale deciso dall’uomo prevede obblighi e restrizioni per la donna, non sono rare le ragazze intraprendenti che per fuggire dalla gabbia di questo tipo di vita, compresi i matrimoni-vendita cui le obbligano in famiglia, escogitano anche questa strada del travestimento per scappare. E’ ciò che ha fatto, ad esempio, Adju, in un villaggio berbero del Marocco, all’inizio degli anni Duemila. Obbligata dal padre al matrimonio con un vecchio, riuscita a scappare grazie a taglio di capelli e diverso abbigliamento, assume l’identità maschile di Muh. Dopo vicende alterne è stata però scoperta ed è diventata un simbolo di coraggio.

La forza del destino può essere forzata!

Con il mio libro Donne all’Opera con Verdi si può riflettere, anche attraverso alcune opere liriche, sull’attualità di alcune questioni prendendo spunto dalle vite delle eroine verdiane e sull’attualità di aspetti come l’intelligenza emotiva.

Scopri di più sul mio libro qui