BENESSERE E STRESS NEL MONDO DEL LAVORO

Lavorare meno, lavorare tutti” era un vecchio slogan degli anni 70, quando in Europa in molte fabbriche si manifestava per lavorare 35 ore alla settimana e la Volkswagen in Germania fu una delle prime aziende a fare un accordo di riorganizzazione del lavoro, anche sulla base di una riduzione dell’orario di lavoro che fece la storia.

Siamo nel XXI secolo, ora si può lavorare meno e soprattutto lavorare meglio. E sono molte le organizzazioni che guardano oltre all’orario, ragionano più su obiettivi e guardano cioè ad altri fattori che contribuiscono alla motivazione, alla qualità del lavoro, alla qualità della vita delle persone che vivono la propria vita nelle imprese e fuori dalle imprese, e che cercano una soddisfazione più a tutto tondo, non solo sulla base dell’aspetto economico (come da tempo la psicologia sociale e la sociologia del lavoro segnalano, purtroppo poco ascoltate).

Oggi, sia pre che post pandemia, a distanza o in presenza, vanno comunque ripensati sul lavoro gli ambienti fisici, le modalità di relazione interpersonale, le nuove forme di stress che pervadono persone e dinamiche di vita organizzativa, modelli sani di leadership che vanno incentivati e modelli patologici di leadership che vanno arginati, pena il rinforzo di climi tossici di lavoro e inquinanti la vita e la salute anche psicologica ed emotiva delle persone.

Le questioni del benessere lavorativo riguardano un delicato equilibrio, sono più che attuali, vanno coraggiosamente e concretamente affrontate da chi ha responsabilità di gestione HR, a tutti i livelli, e sul tema è importante favorire la consapevolezza delle persone, perché abbiano strumenti e risorse anche individuali a salvaguardia responsabile della vita propria e altrui.

Per approfondire e sapere cosa si può fare,  leggi la sezione del mio sito dedicata al benessere organizzativo e al coaching e counseling.